PT524 . Origene e i suoi traduttori latini: storia di una difficile mediazione culturale
La traduzione costituisce, dal mondo antico fino all’età contemporanea, uno dei principali strumenti di circolazione delle idee e di integrazione culturale tra i popoli. Essa non è tuttavia un semplice trasferimento linguistico: ogni traduzione implica un’interpretazione, comporta scelte dottrinali e lessicali, e può orientare in modo decisivo la ricezione di un autore.
Nel caso di Origene, la mediazione dei traduttori latini – in particolare Girolamo e Rufino – fu determinante per la trasmissione e la configurazione della sua eredità nel cristianesimo occidentale. Attraverso le loro versioni, spesso segnate da differenti strategie e da un contesto polemico acceso, il pensiero origeniano non solo circolò, ma venne selezionato, riformulato, talvolta corretto o difeso, generando conflitti che ne segnarono profondamente la fortuna.
Il corso intende analizzare le modalità e le implicazioni del processo traduttivo applicato a un autore che, insieme ad Agostino, fu tra i più influenti del cristianesimo antico, mettendo in luce come la traduzione abbia contribuito in modo decisivo alla costruzione della sua eredità cristiana e alla formazione del pensiero occidentale.
Bibliografia
M. Bettini, Vertere. Un’antropologia della traduzione nella cultura antica, Torino 2012; S. Nergaard (a cura di), La teoria della traduzione nella storia, Milano 2002. Ulteriore bibliografia specifica sarà indicata nel corso delle lezioni.

